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Aggiornamento continuo sugli Acufeni

Considerazioni d’Autunno 2005 per i pazienti affetti da  acufene (tinnitus) e/o vertigine invalidante

 

L’acufene (tinnitus) ‘invalidante’ associato o meno a Vertigine

Il Conflitto Neuro - Vascolare a carico del nervo acustico-vestibolare, come causa di sintomi invalidanti.

 

Valore curativo della decompressione microvascolare.

La microneurochirurgia ‘mirata’

 

E’ noto dai lavori di P.J.Jannetta che una  compressione neuro-vascolare del nervo acustico-vestibolare produce sintomi da disfunzione (per lo più iperattiva) dello stesso nervo.

L’ottavo nervo cranico, nervo dell’ udito e dell’equilibrio, và quindi soggetto a sintomi di alterata fisiologia, così come accade per il nervo trigemino,facciale e glossofaringeo, quando si trovi in abnorme contatto con un vaso sanguigno.

Tale iperattività può essere seguita da progressiva perdita di funzione (sintomi di ipoattività).

Sintomi da iperattività del nervo cocleare (uditivo) possono includere: l’acufene (tinnitus), iperacusia ( talora associata a fonofobia, cioè percezione uditiva dolorosa; l’iperattività del nervo vestibolare si manifesta,in genere, come vertigine o continua instabilità/disequilibrio (così detta ‘disabling positional vertigo (DPV), sec. Jannetta e  Moller).

Sintomi da ipoattività sono la perdita progressiva neurale della funzione uditiva e della funzione dell’equilibrio.

Tali sintomi possono anche variare nel tempo e nella loro intensità.

I sintomi possono essere tra loro associati o manifestarsi singolarmente. I trattamenti chirurgici del passato consistevano essenzialmente in chirurgia distruttiva dei nervi interessati.

La disfunzione cocleare iperattiva o ipoattiva può quindi manifestarsi in modo puro ed isolato,così come la disfunzione dell’equilibrio (vertigine) da interessamento del nervo vestibolare, oppure si può assistere ad una combinazione di sintomi cocleari e vestibolari.

L’anormalità anatomo-patologica alla base di detti disturbi può risiedere in una compressione neuro-vascolare, con relativa ipereccitabilità di parte del nervo, che si trasmette ai centri superiori facendo percepire, ad esempio, l’acufene e/o la vertigine, o entrambi.

Il punto/area della compressione del vaso sul nervo (detta cross compression) è normalmente all’emergenza del nervo dal tronco encefalico, ma può anche risiedere più lontano (compressione distale),vicino al meato acustico interno, dove i nervi escono dal contenuto cranico.

La disfunzione cocleare iperattiva si manifesta solitamente come tinnitus (acufene).La perdita uditiva dovuta a lesione del nervo è invece un sintomo di carattere ipoattivo.

Queste considerazioni,dettate dall’esperienza microchirurgica, di P.J.Jannetta furono da Lui pubblicate  su ‘Surgical Forum’ nel 1975 e costituiscono la prima evidente testimonianza di divulgare la possibile occorrenza di un conflitto neuro-vascolare a carico del nervo acustico-vestibolare come  ‘generatori’ di sintomi da alterata funzione neurale, quali il tinnitus (acufene)  e la vertigine, a seconda che sia coinvolto maggiormente il nervo cocleare o il nervo vestibolare.

 

L’evoluzione storico-temporale del problema acufene/ vertigine invalidante

Dalle pubblicazioni di Jannetta relative al  tinnitus ed alla vertigine invalidante da compressione neuro-vascolare non molta esperienza in più è stata fatta, legandosi tale fatto alla naturale propensione dei pazienti ad evitare un intervento ed al fatto che molti medici e studiosi non hanno recepito o voluto recepire tali ipotesi diagnostiche ed osservazioni operatorie.

 

Ciò ha per contro portato migliaia di pazienti a soffrire per il loro acufene o vertigine invalidante, per decenni della loro vita, con la brillante diagnosi che ‘il disturbo lo devi tenere..’ o ‘non c’è nulla da fare’.

Altri hanno tentato svariatissime terapie mediche, ufficiali e non, proposte solo per fornire una parvenza di terapia.

La disponibilità di raffinati mezzi di diagnosi audiologica nel caso dell’acufene (tinnitus) ad insorgenza nel nervo cocleare, lo studio ad alta definizione in Risonanza magnetica nucleare con ricostruzioni tridimensionale e soprattutto l’uso di particolari filtri nella valutazione dei potenziali evocati acustici precoci, possono invece offrire al chirurgo una percentuale variabile tra il 7 e l’8% degli acufeni, avente come fattore causale la compressione vascolare del nervo.

La letteratura moderna è favorevole a questa microchirurgia dell’acufene (Lesinski et al 1979; Wiet RJ et al1989,  Ko e Park, 1997; Brookes, 1996 Ryu et al, 1999; Okamura et al, 2000 ; H.D.Jho, 2003; De Ridder et al 2004; De Ridder et al, 2005; etc…).Vengono riportati risultati definitivi di scomparsa del tinnitus nel 45% dei casi; nel 94% dei casi sono ricompresi i precedenti ed i casi di ottimo e stabile miglioramento, riferito dal paziente ad un ‘long term’ follow-up.

La decompressione microvascolare, oggi sicura ed affidabile in termini di esecuzione, alla fin dei conti, offre al paziente una concreta chance in più di vivere meglio gli anni della propria esistenza.

E’ sbagliato accanirsi con denigrazione contro chi cerca comunque di avanzare nella diagnosi e terapia dell’acufene da compressione neuro-vascolare (ad es. nella microchirurgia del nervo e non è vero che, in casi selezionati, vi siano controindicazioni tali da far preferire le terapie mediche, spesso pseudo-terapie, che a nulla conducono).

 

Quale tipo di microchirurgia per le sindromi da compressione vascolare del nervo cocleare (acufene) o dell’equilibrio (vertigine) ?

Le vie di accesso chirurgico al nervo cocleare e/o vestibolare sono minimali, condotte subito dietro l’orecchio. La decompressione può attuarsi con svariate metodologie e l’esperienza del microneurochirurgo può portare a risultati brillanti, come documentato nella recente letteratura sul tema.

L’importante è non aspettare troppo tempo, per evitare che l’acufene si centralizzi e la vertigine si cronicizzi,  diventando quindi  sintomi radicati nelle cellule centrali, senza più possibilità d’essere rimossi od attenuati. 

Se vi sono indici di lesione/compressione del nervo cocleare / vestibolare, se la risonanza magnetica ad alta definizione del nervo e dei vasi che lo circondano suggeriscono una compressione microvascolare, è indicato agire con la microchirurgia, mediante intervento diretto sul nervo, per ottimizzare il risultato sull’attenuazione/scomparsa del sintomo.

 

La storia clinica del paziente con sintomi da iperattività del nervo cocleare (acufene) o del nervo vestibolare (vertigine).

Tali sintomi possono essere devastanti, ma purtroppo certe convinzioni  (‘non c’è nulla da fare’…. ‘Devi tenerti il disturbo’….) sono frutto dell’ignoranza dell’informatore, che non dovrebbe mai spaventare il paziente, anzi incoraggiarlo. Gli informatori sbagliati non sono per lo più microchirurghi, non conoscono a fondo i problemi, né le tecniche chirurgiche e non forniscono le corrette spiegazioni e indicazioni alla microchirurgia.

Ma cosa fa il paziente con acufene / vertigine invalidante, specie se unilaterale, per cercare aiuto reale e fattivo?

Spesso si abbandona alla terapia medica, una specie di’ immersione’ farmacologia: la terapia medica è utile agli inizi e và continuata solo (casi rari) in cui funziona. La terapia medica, inoltre, ha riconosciuto solo negli ultimi tempi avanzamenti di cui molti terapeuti sono all’oscuro. La terapia farmacologica dovrebbe essere suggerita dopo attenta valutazione audiologica e di Risonanza magnetica, da un oto-neurologo o da un neurologo/neurochirurgo esperto della chirurgia dei nervi cranici.

La psicologia di contrasto e di ‘amore – odio’ tra paziente e farmaci,

il ‘one up’ e ‘one down’, l’alternanza cioè di fiducia e sfiducia nella farmacopea, portano talora i pazienti a scontrasi col medico e ad essere ostacolati nella scelta della via più consona al loro caso, cioè la microchirurgia mirata alla soluzione del problema!

Intanto il tempo passa e le sofferenze aumentano.

Le favole raccontate ai pazienti per convincerli a certe terapie che non affrontano il problema; la fatale diagnosi medica : ‘se lei ha un acufene lo deve tenere’, le diete e la somministrazione di liquidi e di cibi particolari suggerite dai più svariati personaggi, come se agissero nella genesi del disturbo e soprattutto potessero guarirlo, l’opera dei ‘venditori’ di facili diagnosi e terapie, provocano il blocco dell’avanzamento scientifico nella diagnosi e cura efficace dell’acufene.

Cosa fare quindi  se non si ottiene alcun risultato? Una proposta,

più difficile, ma più gratificante è: la microchirurgia ‘mirata’ sul nervo interessato. Naturalmente una volta accertato  che il problema può avere il suo ‘primum movens’ proprio nel conflitto vaso-nervo il conflitto vascolare come causativa del sintomo.

La rapidità dell’esecuzione dell’intervento e l’incidenza, ora ridotta praticamente a zero, delle complicanze maggiori, l’affinamento della praxis dell’intervento microchirurgico, i risultati ed il follow up dei pazienti, sono ciascuno un elemento a favore della microchirurgia del nervo, almeno nella percentuale del 7-8 % dei ‘tinnitus sufferers’ e della maggior parte dei sofferenti di vertigine invalidante, una volta chiamata di Meniere ed attribuita (erroneamente) a patologia dell’orecchio.

 

L’acufene (tinnitus) invalidante. Cause prime e fisiopatologia.

Nei casi di forme severe di acufene, questi si genera nel sistema nervoso centrale, inclusa la porzione centrale del nervo acustico (Moller A., ‘Pathophysiology of tinnitus’, Otolaryngologic Clinics of North America, 36,249-266, 2003). L’irritazione del nervo uditivo provocata da uno stretto contatto vascolare può generare una attività neurale abnorme nei centri,che può anche provocare cambiamento nella funzione delle strutture centrali stesse per loro modificazione plastica, dovuta cioè alla loro ‘plasticità’(Moller, idem).

Il danno strutturale del nervo, di per sé, può non provocare tinnitus, ma indurre la genesi di tale sintomo in strutture più centrali. Vi può essere quindi un nuovo input dal nervo verso queste strutture (nuclei cocleari, specie quello dorsale,nuclei del lemnisco laterale, collicolo inferiore, sino alla corteccia), ma vi può essere anche un input ridotto a partenza dal nervo, come si verifica nei casi di esacerbazione dell’acufene dopo rimozione di neurinoma del nervo uditivo.

Numerose valutazioni obiettive portano alla conclusione che la compressione vascolare (o l’occorrenza di neurinoma) provocano irritazione neurale nel sito di contatto col vaso o nel tratto di insorgenza del tumore, e che tale irritazione determina abnorme attività neurale nei centri attraverso un fenomeno di ‘Kindling’, cioè di prolungato invio di informazioni ‘errate’, una specie di ‘facilitazione’ sempre alle strutture più centrali, con modificazione della loro plasticità e dei contatti sinaptici. Anche le strutture centrali, con una modificata attività neurale intrinseca, sono quindi responsabili della genesi del tinnitus, pur stante, come elemento sine qua non, la presenza di una irritazione periferica a livello del nervo.

L’intervento di microdecompressione del nervo uditivo fornisce i migliori risultati nei casi unilaterali, invalidanti gravemente la vita del soggetto, specie nella donna e se il disturbo non dura da più di 4-5 anni. L’acufene del nervo riconosce quindi una causa che agisce sul nervo stesso, anche se l’acufene in sé si genera in strutture più alte della via acustica, come risultato della irritazione del nervo cocleare. Il conflitto vaso-nervo può anche determinare una iniziale perdita uditiva, con decremento dell’input sonoro, anch’esso in causa nella genesi di un acufene più centrale, da deprivazione  sonora.

E’ l’alterata attività neurale del nervo che genera l’acufene nei nuclei della via acustica es. n. cocleare dorsale, nuclei del lemnisco laterale e collicolo inferiore, sino alla corteccia.

Considerazioni conclusive, diagnostiche e terapeutiche

In questa breve survey dell’acufene del nervo, non và dimenticata l’importanza di obiettivare, cioè rendere prova oggettiva ed incontrovertibile, soprattutto coi potenziali evocati acustici precoci, della reale esistenza di  un movente causale patologico a livello del nervo. I potenziali, quando assettati con particolari cadenze di stimolazione e filtrati adeguatamente, mostrano in genere o un lieve aumento dell’intervallo tra la 1a e la 3a onda ( componenti precoci) oppure una alterazione morfologica e/o dell’elettrogenesi della 2a onda, tipicamente l’onda del nervo acustico nella sua porzione cisternale, prossima al tronco. Questo rilievo soltanto, se accompagnato da una evidenza di risonanza ad alta definizione centrata  e mirata allo studio del nervo, pur stante una soglia tonale priva di importanti cadute frequenziali, costituiscono di per sé indicazione all’intervento di decompressione microvascolare del nervo acustico.

La decompressione microchirurgica del nervo cocleare per l’acufene e del nervo vestibolare per la vertigine sono oggi, nelle mani esperte dei chirurghi dei nervi cranici, interventi facilmente eseguiti ed eseguibili, gravati da morbidità progressivamente tendente allo 0% e che almeno offrono una concreta,solida speranza al paziente invalidato da questi sintomi di condurre una esistenza degna.

 



Chi siamo

A cura del Prof. Angelo Gandolfi
Neurochirurgo ed Otoneurochirurgo presso il Rome American Hospital (R.A.H.), Terapia Microchirurgica dei Conflitti Neurovascolari (TMCnV), Roma, Italia.
Docente di Neurologia dei Nervi Cranici, Università di Roma 'Campus Bio-Medico' Scuola di Specializzazione in Anestesiologia.
Informazioni:
Sede operativa chirurgica: Rome American Hospital, R.A.H., Via Longoni 69, 00155 ROMA, Italia, Terapia Microchirurgica dei Conflitti Neurovascolari (TMCnV).

Centri Informativi:
Roma: Rome American Hospital, Via Longoni 69, tel 06 2255290 06 2255400 06 2255.1 Fax: 06 2285062
Parma; Poliambulatorio SALUSER, Via Verdi 27/A,, tel 0521/ 200698 0521/ 200955(tel e fax)
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